La modifica del PNRR ha trasformato i prestiti in contributi a fondo perduto, riducendo la dotazione

772,5 milioni su 795,5. A novembre 2025 la corsa ai fondi per le comunità energetiche rinnovabili era già a un soffio dal traguardo. E nel frattempo il portale è cambiato: come segnala l’avviso del GSE, il precedente portale per l’invio delle richieste di erogazione del contributo in conto capitale non è più operativo dal 4 agosto 2026.

Un portale si spegne, un altro si accende

Da inizio agosto, quindi, il vecchio portale è spento. Le richieste di erogazione già trasmesse attraverso la precedente piattaforma rimangono valide a tutti gli effetti e non dovranno essere inviate nuovamente. Per chi deve ancora trasmettere la richiesta di anticipazione con garanzia, l’appuntamento è a settembre: entro il mese sarà attivata la funzionalità nel nuovo portale unico della rendicontazione delle spese. Dietro il dato c’è una scadenza concreta, e chi ha già presentato domanda non deve rifare nulla.

Da 2,2 miliardi a 795,5 milioni: la storia di un budget dimezzato, e poi quasi esaurito

Per capire come si è arrivati a un finanziamento quasi esaurito bisogna tornare al 2021. L’importo iniziale di 2,2 miliardi di euro era stato definito sulla base di simulazioni che ipotizzavano un sostegno interamente erogato sotto forma di prestiti a tasso zero fino al 100% dei costi ammissibili. In quello schema, lo stesso stanziamento poteva coprire molti più progetti.

Nel 2023 la modifica del PNRR ha trasformato quella tipologia di sostegno da prestiti a contributi a fondo perduto. Il vincolo europeo sugli aiuti di Stato ha imposto un’intensità massima del 40% dei costi ammissibili. Da lì il ridimensionamento: il programma di sovvenzione finanziaria per complessivi 795,5 milioni di euro, gestito direttamente dal GSE, è stato definito lo scorso febbraio e attua l’Articolo 27 del Decreto-Legge 19 febbraio 2026, n. 19, che recepisce la decisione del Consiglio ECOFIN del 27 novembre 2025. In altre parole, il fondo si è ridotto non perché gli obiettivi siano cambiati, ma perché è cambiata la forma del sostegno: a parità di potenza sostenuta, lo Stato copre meno del costo di ogni progetto.

A novembre 2025, secondo QualEnergia, le richieste pervenute al GSE per la linea di investimento M2C2 – investimento 1.2 ammontavano a 1.759,7 MW, pari a 772,5 milioni di euro, superando la milestone di 1.730 MW. È il segnale che la domanda ha già assorbito quasi tutta la dotazione.

Settembre: chi entra e chi resta fuori?

La risposta arriverà a settembre, con l’attivazione della nuova funzionalità per l’anticipazione con garanzia. Ma per la procedura CACER ci sono peculiarità da tenere presenti. A differenza di biometano e agrivoltaico, non esiste una “nota di accettazione” digitale da firmare sul portale: l’accettazione formale degli obblighi avviene automaticamente con la pubblicazione dell’atto, integrando le richieste già trasmesse.

Il perimetro resta quello della Facility CACER: contributi per coprire fino al 40% dei costi di progetto per la costruzione di impianti rinnovabili in Comuni con meno di 50.000 abitanti, come indicato nelle istruzioni operative per la rendicontazione pubblicate lo scorso 30 luglio. Chi non ha ancora presentato domanda si muove su un binario più stretto.

Il numero da tenere d’occhio è 23 milioni: la differenza, sulla carta, tra i 795,5 milioni complessivi e i 772,5 milioni di richieste arrivate al GSE a novembre 2025. Se settembre non porta un’accelerazione delle erogazioni, la corsa è già finita.