Il decreto di luglio rimuove la priorità di immissione per le rinnovabili, mentre l’UE segnala code in 16 paesi.

A metà 2026, secondo i dati della Commissione europea, almeno 16 paesi dell’Unione Europea registrano code di connessione alla rete elettrica. Non è un dettaglio tecnico: sono progetti rinnovabili che aspettano di poter immettere energia in una rete già satura. In questo contesto, la Germania ha scelto una direzione diversa. Lo scorso 29 luglio 2026 il governo federale ha approvato il pacchetto di connessione alla rete — il Netzanschlusspaket — e le reazioni dell’industria non si sono fatte attendere. Il pacchetto rimuove l’accesso privilegiato di cui le fonti rinnovabili godevano fin dall’EEG, il regime che ha accompagnato la transizione energetica tedesca.

La misura non è un semplice aggiustamento. Secondo l’analisi pubblicata da Clean Energy Wire, il Netzanschlusspaket toglie alle rinnovabili la precedenza di immissione che era un pilastro del sistema tedesco fin dall’introduzione dell’EEG. Qui la distinzione da tenere a mente è quella tra potenza installata ed energia prodotta: l’accesso privilegiato non cambia quanti impianti vengono costruiti, ma quanto spesso la loro produzione può essere immessa e a quale prezzo viene valorizzata. Meno precedenza può tradursi in meno ore di produzione venduta e, per chi investe, in ricavi più incerti.

La Germania controcorrente

Il contrasto è netto. Da una parte, la Commissione europea segnala che le code di connessione coinvolgono almeno 16 paesi a metà 2026: progetti bloccati, reti sature, tempi che si allungano. Dall’altra, il governo tedesco non ha scelto di semplificare o accelerare l’accesso, ma di rivedere chi ha la precedenza. Per un paese che con l’EEG aveva costruito il proprio modello di sviluppo rinnovabile sulla corsia preferenziale, è un’inversione di direzione. Il motivo non è una minore ambizione dichiarata: sono due scadenze che si avvicinano contemporaneamente.

Perché proprio ora

La rimozione dell’accesso privilegiato non avviene nel vuoto. La prima scadenza è interna. Alla fine del 2026 scadrà il regime di finanziamento dell’EEG, il meccanismo che ha sostenuto le rinnovabili tedesche per anni. Non si tratta solo di incentivi: l’EEG ha definito anche le condizioni di accesso e di priorità. Con questa data all’orizzonte, il governo si trova a riscrivere le regole prima che il vecchio quadro sparisca, e lo fa riducendo un canale che finora aveva dato alle rinnovabili una posizione privilegiata.

La seconda scadenza arriva da Bruxelles. Le nuove norme UE sugli aiuti di Stato prevedono, dal 2027, il recupero dei profitti straordinari. Per un produttore rinnovabile significa che gli incassi legati a periodi di prezzi alti potrebbero essere in parte restituiti. Non è un dettaglio: riduce il valore atteso dell’investimento in una fase in cui l’accesso alla rete, quindi la possibilità stessa di vendere, viene reso meno automatico. Le due date — fine dell’EEG a dicembre 2026 e avvio delle nuove regole a gennaio 2027 — sono separate da poche settimane.

Il risultato è un pacchetto che non interviene solo sulla rete, ma sul modo in cui la Germania intende gestire l’espansione delle rinnovabili in una fase di reti congestionate. Il punto da osservare è se la priorità perduta verrà compensata da altri strumenti, oppure se il rallentamento delle prospettive di espansione diventerà strutturale.

Chi perde e cosa guardare nei prossimi mesi

Le associazioni del settore non usano mezzi termini. Bärbel Heidebroek, presidente del BWE, ha riassunto così la direzione presa dal governo: «Quello che otteniamo invece sono meno prospettive di espansione». Non è una questione di impianti esistenti: è il segnale che il prossimo ciclo di investimenti può trovare meno spazio di quanto atteso.

Ursula Heinen-Esser, presidente dell’associazione tedesca per le energie rinnovabili (BEE), ha definito le bozze attuali «una battuta d’arresto significativa per le energie rinnovabili». Il punto comune delle reazioni è l’inversione di rotta rispetto a un modello che per decenni aveva dato alle rinnovabili una corsia preferenziale. Se la rete è già stretta in almeno 16 paesi dell’UE, la Germania rischia di aggiungere un freno interno proprio mentre il resto d’Europa cerca di smaltire le code.

La data da tenere d’occhio, da qui in avanti, è il 31 dicembre 2026. Quel giorno scade il regime di finanziamento dell’EEG. Se entro allora non emergerà un nuovo meccanismo di sostegno, la frenata tedesca potrebbe non essere una fase transitoria ma la nuova normalità. E il confronto con le code europee diventerà il metro per capire quanto la Germania ha deciso di rallentare.