Joint venture con Chiron Energy: 1 GW solare e 500 MW batterie nel piano da 2,5 miliardi al 2035.

A quasi un mese dall’annuncio, il dato che sorprende non è il gigawatt promesso, ma il tempo che Macquarie Capital ha impiegato per trasformare una convinzione esplicita in una piattaforma concreta. A fine luglio, l’annuncio pubblicato su LinkedIn da Macquarie Capital ha formalizzato la creazione di una piattaforma congiunta con Chiron Energy per lo sviluppo di almeno 1 GW di capacità solare fotovoltaica e 500 MW di sistemi di accumulo a batteria in Italia. L’obiettivo dichiarato è sviluppare infrastrutture energetiche sostenibili e innovative che accelerino la decarbonizzazione del Paese, in coerenza con la convinzione del gruppo che l’Italia sia un mercato europeo leader per gli investimenti nella transizione energetica.

La lunga rincorsa (2023-2026)

Per capire perché il 2026 conta, serve tornare al 2023. Già in quell’anno Macquarie Capital aveva indicato esplicitamente l’energia rinnovabile italiana come un’opportunità di investimento: lo aveva fatto Roberto Purcaro, Senior Managing Director della divisione a Milano. Non si trattava di una dichiarazione estemporanea. Nello stesso periodo, Macquarie ha aperto un ufficio permanente a Milano e ha ricordato di aver investito in Italia per vent’anni, tra consulenza, trading di materie prime e infrastrutture di trasporto, digitali ed energetiche, come si legge in un approfondimento pubblicato dal gruppo proprio nel 2023.

Il confronto temporale è netto: nel 2023 c’era un interesse dichiarato e una presenza fisica appena inaugurata, ma nessuna piattaforma dedicata al solare e all’accumulo. Nel 2026 quell’interesse è diventato una struttura operativa. Cosa ha cambiato il passo rispetto al 2023? La risposta non sta soltanto nella volontà strategica, ma nei numeri della nuova piattaforma: la scala dell’operazione è tale da rendere l’Italia non più un mercato da osservare, ma un mercato da presidiare con capitale e capacità realizzativa.

I numeri oltre l’annuncio

Se il contesto spiega la pazienza, i numeri spiegano la posta in gioco. La piattaforma appena creata è posseduta al 51% da Chiron Energy e al 49% da Macquarie Capital, come riportato da Enerdata, e intende sviluppare almeno 1 GW di nuova capacità fotovoltaica e 500 MW di sistemi di accumulo. Ma questo è solo il punto di partenza. Il piano industriale di Chiron Energy, secondo quanto ricostruito da pv-magazine.it, è più ampio: prevede investimenti complessivi per circa 2,5 miliardi di euro e punta alla proprietà e alla gestione di oltre 2 GW di capacità fotovoltaica e 1 GW di sistemi BESS entro il 2035.

Il divario tra i due perimetri è il vero indicatore di quanto margine di crescita resta sul tavolo. La piattaforma congiunta da 1 GW e 500 MW rappresenta una parte del piano industriale di Chiron, non tutto. Tradotto: l’accordo con Macquarie Capital serve a finanziare una tranche di un programma che, da qui al 2035, dovrà quasi raddoppiare la capacità fotovoltaica e portare l’accumulo a un livello doppio rispetto a quello della piattaforma stessa. Il dato dei 2,5 miliardi di euro aiuta a dimensionare la scommessa: si tratta di investimenti complessivi dichiarati, da distribuire su un orizzonte di oltre un decennio, in un settore dove la potenza annunciata non equivale automaticamente a capacità connessa e remunerativa.

Da analista, conviene tenere distinti tre piani. La potenza installata promessa è 1 GW fotovoltaico e 500 MW di batterie nella piattaforma, oltre 2 GW e 1 GW nel piano Chiron al 2035. L’energia prodotta dipenderà da ore equivalenti, posizione geografica e vincoli di rete, fattori che nessuno dei comunicati quantifica. Il prezzo, infine, sarà determinato dal mercato e dalla capacità di firmare contratti di vendita o accordi di remunerazione della capacità: nessuna di queste cifre è ancora in discussione nei documenti disponibili.

Chi si muove prima?

Il confronto con NextEnergy Capital è inevitabile. La società prevede di sviluppare 300 MWp di progetti solari grid-parity in Italia nei prossimi tre anni, come indicato in una pagina dedicata al mercato italiano. La piattaforma Macquarie-Chiron, sulla carta, vale più di tre volte quella cifra. Ma il confronto regge solo a patto di misurare la velocità: NextEnergy indica un orizzonte temporale di tre anni, mentre per la piattaforma annunciata a fine luglio non è ancora pubblico un cronoprogramma altrettanto preciso. La domanda da porsi non è chi annuncia di più, ma chi connette prima: in un mercato dove il capitale non manca, il vantaggio competitivo si misura in autorizzazioni, cantieri e megawatt effettivamente in rete.

Il prossimo dato da osservare, nei mesi a venire, non sono i GW annunciati, ma quelli connessi. Il divario tra promesse e rete dirà chi, tra i player arrivati per primi e quelli arrivati con più capitale, guadagnerà davvero.