La società di classificazione norvegese taglia le stime al 2050, tra ritardi nei progetti e progressi dell’elettrificazione
Tre virgola due trilioni di dollari di investimenti promessi, circa 1.500 progetti pilota annunciati nel mondo, un piano americano da 8 miliardi di dollari. Eppure l’idrogeno pulito — la tecnologia chiamata a decarbonizzare i settori che non possono funzionare a elettricità — ha appena perso il 45% della sua produzione attesa al 2050. Lo certifica DNV, la società di classificazione norvegese, in un’analisi pubblicata nei giorni scorsi da Forbes: la produzione di idrogeno pulito subirà una riduzione del 45% entro il 2050. La distanza tra la retorica e i numeri, questa volta, è misurabile con precisione: quasi la metà della traiettoria è già evaporata, e non riguarda un settore di nicchia ma una delle scommesse industriali più finanziate degli ultimi anni.
Le promesse: trilioni e hub per un futuro che arretra
Gli impegni, sulla carta, restano clamorosi. Gli investimenti cumulativi nell’idrogeno sono previsti a 3,2 trilioni di dollari entro il 2060. E l’idrogeno verde rinnovabile da elettrolisi, secondo le stesse previsioni, crescerà di 100 volte nello stesso periodo. Nel settore ci sono circa 1.500 progetti pilota annunciati a livello globale: una pipeline che, sulla carta, dovrebbe trasformare l’idrogeno da promessa a industria.
Le promesse politiche non sono state da meno. Già nel febbraio 2022, il cancelliere tedesco Olaf Scholz aveva promesso che il gas verrà sostituito dall’idrogeno in un processo più rapido di quanto molti immaginino, e aveva parlato di «un futuro luminoso per tutti noi». Nello stesso periodo, l’amministrazione Biden aveva stanziato circa 8 miliardi di dollari per la costruzione di hub per l’idrogeno, facendone un pilastro della propria politica energetica.
Visti così, i numeri sembrano raccontare un’industria in piena espansione. Ma se i soldi ci sono, perché la previsione crolla? Dai proclami ai numeri veri, il passaggio non è indolore.
Il dato che smentisce i proclami: meno 45% al 2050
Secondo DNV, la produzione di idrogeno pulito nel 2050 sarà al massimo di 170 milioni di tonnellate all’anno: il 45% in meno rispetto alle previsioni di quattro anni fa. Non è un ritocco tecnico. È una revisione che ribalta le attese costruite a partire dal 2022, quando l’idrogeno sembrava destinato a diventare il vettore energetico del decennio. La cifra del 2050 scende di quasi la metà prima ancora che la maggior parte degli impianti entri in funzione.
DNV ha ridotto le sue previsioni sull’idrogeno pulito per il 2050 del 45% rispetto al 2022, e indica tre cause esplicite: ritardi nei progetti, debole attuazione delle politiche e progressi nell’elettrificazione. La sequenza è istruttiva. I progetti vengono annunciati, poi slittano. Le politiche vengono presentate, poi restano sulla carta. E nel frattempo l’elettrificazione avanza, rosicchiando all’idrogeno gli spazi in cui è più facile sostituirlo.
Va detto che l’idrogeno verde rinnovabile da elettrolisi non sparisce: dovrebbe crescere di 100 volte entro il 2060. Ma la base di partenza è talmente bassa che anche una moltiplicazione di questo tipo non basta a mantenere le promesse del 2022. Il fatto che DNV mantenga i 3,2 trilioni di dollari di investimenti cumulativi al 2060, mentre taglia del 45% la produzione attesa al 2050, racconta bene il problema: il capitale promesso non si è ancora trasformato in impianti e domanda reale.
I ritardi nei progetti e la debole attuazione delle politiche sono esattamente i punti in cui la traiettoria si perde: tra l’annuncio e il sito produttivo passano anni, e nel frattempo l’elettrificazione guadagna terreno. Il punto, insomma, non è la mancanza di denaro annunciato: è che i tempi si allungano e i risultati si riducono.
Chi resta senza idrogeno? La domanda che la politica non può ignorare
Se i numeri sono questi, la promessa di Scholz del 2022 suona lontana. Il cancelliere tedesco aveva assicurato che il gas sarebbe stato sostituito dall’idrogeno più in fretta di quanto molti immaginassero. Oggi, con la previsione al 2050 tagliata del 45%, a restare scoperti sono proprio i settori che non possono elettrificarsi. La revisione di DNV non è solo una correzione statistica: cambia le condizioni per chi aveva costruito piani industriali su una traiettoria che ora non c’è più.
Resta aperta la domanda: se il 45% in meno di idrogeno è il nuovo scenario, i settori che non possono elettrificarsi troveranno alternative in tempo?




