La legalizzazione britannica dei kit da balcone arriva senza uno standard definitivo sulla sicurezza degli inverter

Ogni presa domestica è progettata per un flusso unidirezionale: il carico assorbe corrente e il dispositivo di protezione da sovracorrente a monte vede tutta la corrente che attraversa il circuito, pronta a scattare se si supera la soglia. Un sistema fotovoltaico plug-in da balcone ribalta quel presupposto: non assorbe, ma può immettere corrente nella stessa presa.

È la stessa spina di un elettrodomestico, ma con un flusso di potenza invertito.

In un impianto tradizionale un carico convenzionale preleva corrente attraverso il magnetotermico, che può rilevare l’eccesso e interrompere il circuito. Un sistema collegato a valle introduce una seconda sorgente di corrente. Il breaker del quadro non la percepisce: come spiega l’avvertimento di Ken Boyce, iniettano corrente in un circuito elettrico che l’interruttore nel quadro è cieco, perché l’immissione avviene a valle del dispositivo.

Il risultato è un sovraccarico non rilevato dal breaker su parti del circuito, senza scatto del magnetotermico a monte. La conseguenza più probabile di quel sovraccarico non è un guasto elettrico immediato, ma un incendio.

La scossa nascosta nella spina

Le due aree di rischio identificate da UL Solutions sono la sicurezza intrinseca del sistema plug-in e l’interazione con il cablaggio dell’edificio. Quando l’utente scollega il pannello, se questo è ancora illuminato l’inverter continua a convertire la luce in corrente alternata: sulle lame della spina può rimanere tensione pericolosa. L’avvertimento di Ken Boyce sullo shock è netto: in assenza di circuiti di protezione dedicati, sulle spine è accessibile una tensione pericolosa, con rischio di contatto diretto. E la pericolosità della tensione domestica non è un dettaglio: 120 V in corrente alternata sono già un rischio concreto di folgorazione; la rete britannica a 230 V alza ulteriormente la posta.

Lo standard UL 3700 richiede una protezione aggiuntiva che interrompa l’esportazione di potenza prima che una persona possa entrare in contatto con la spina. Gli attuali requisiti di spegnimento degli inverter esistenti, pensati per proteggere gli operatori di rete, sono troppo lenti per affrontare il rischio di shock da plug-in.

La legalizzazione britannica

Dal 27 agosto in Gran Bretagna è legale acquistare e installare kit solari plug-in fino a 800 W. La legalizzazione dei kit plug-in in Gran Bretagna arriva dopo modifiche alle norme su prese e spine e sulla sicurezza elettrica. Secondo il governo, il risparmio di 110 sterline l’anno e la copertura del 20% dei consumi di una casa media giustificano l’apertura. Si può montare un singolo array da 800 W senza installatore certificato, e in Inghilterra è stata eliminata la necessità di permessi edilizi: l’installazione fai-da-te da 800 W è parte del quadro, così come l’eliminazione della pianificazione edilizia.

Le modifiche alle norme su spine e prese hanno aperto il mercato, ma non hanno risolto il nodo fisico: un circuito domestico con un magnetotermico a monte non è progettato per ricevere corrente a valle.

Standard ancora in sospeso

Il paradosso è che le regole per le batterie residenziali nel Regno Unito impongono un’installazione rigorosa: all’aperto, con verifica del cablaggio e del quadro elettrico. Per i plug-in non c’è uno standard definitivo. Jason Howlett, CEO dell’Energy Storage Association, conferma che è in corso una revisione completa della sicurezza insieme al Dipartimento per la Sicurezza Energetica e Net Zero. Le dichiarazioni di Jason Howlett sono chiare: l’associazione sosterrebbe un’introduzione sicura dei dispositivi da balcone, ma serve più lavoro, soprattutto sugli standard. Intanto sono in studio i possibili standard per le batterie plug-in e il loro impatto sui circuiti domestici.

Allargando lo sguardo, la legalizzazione in Nuova Zelanda conferma che il mercato corre più veloce dei regolatori. Per chi installa, però, il messaggio è tecnico: la presa non è un quadro elettrico. Prima di collegare un pannello da 800 W, serve verificare se il circuito condivide carichi, se il magnetotermico può gestire l’accumulo di corrente iniettata e se esistono protezioni dedicate contro lo shock da spina. La fisica non si firma con un decreto.