Il nuovo regime sosterrà 400 MW di elettrolisi, quota limitata rispetto ai 40 GW previsti da Bruxelles per il 2030.

Lo scorso 6 agosto la Commissione europea ha approvato un regime di aiuti di Stato olandese da 780 milioni di euro per sostenere la produzione di idrogeno rinnovabile. La notizia non è l’importo: è che il disegno risulta essenzialmente identico allo schema da 998 milioni già approvato nel luglio 2024. Perché rifare la stessa scommessa con meno risorse? La risposta sta nel quadro normativo che, nel frattempo, è cambiato.

Il paradosso del bis olandese

Il nuovo schema è il terzo schema olandese per l’elettrolisi approvato dalla Commissione, dopo quelli del luglio 2023 e del luglio 2024. Rispetto al precedente, la somiglianza è dichiarata dalla stampa specializzata: lo schema olandese da 998 milioni di euro approvato nel luglio 2024 condivide con quello attuale la stessa architettura. Accanto a quel regime, sempre nel luglio 2024, Bruxelles approvò anche una misura da 80 milioni per Djewels, sussidiaria di HyCC, destinata a una tecnologia dimostrativa di produzione di idrogeno rinnovabile.

Il cambiamento vero sta nel contesto regolatorio. Il regime da 780 milioni è stato approvato nell’ambito del Clean Industrial Deal State Aid Framework (CISAF). Il CISAF è in vigore dal 25 giugno 2025 e resterà operativo fino al 31 dicembre 2030, sostituendo il Temporary Crisis and Transition Framework sotto il quale erano stati approvati i precedenti schemi per l’idrogeno. Non è un dettaglio tecnico: significa che un disegno pensato sotto regole d’emergenza ora viene ripresentato dentro un quadro ordinario. Se il meccanismo è lo stesso, cosa è cambiato davvero? La risposta è nei numeri che la gara dovrà produrre.

La matematica dello schema

Il regime prevede una sovvenzione diretta che combina un contributo iniziale fino all’80 per cento dei costi di investimento e un premio variabile su un periodo compreso tra cinque e dieci anni. Gli aiuti saranno assegnati tramite una procedura di gara competitiva che dovrebbe concludersi entro il primo trimestre del 2027. Non si tratta quindi di un finanziamento a pioggia: la gara stabilirà chi costruisce e a quali condizioni.

I Paesi Bassi stimano che con questi aiuti saranno costruiti circa 400 megawatt di capacità di elettrolisi, con una produzione fino a 40 chilotoni di idrogeno rinnovabile all’anno e un risparmio di circa 324 chilotoni di CO2 all’anno. Serve tenere separate le grandezze: 400 megawatt è la potenza installata, 40 chilotoni è l’energia prodotta su base annua, 780 milioni è la dotazione complessiva. Non sono intercambiabili.

Per dare una scala, la Commissione ricorda che lo schema contribuirà agli sforzi olandesi per raggiungere 500 MW di capacità di elettrolizzatori entro il 2025 e tra 3 e 4 GW entro il 2030. I 400 MW attesi da questa misura rappresentano quindi una quota compresa tra il 10 e il 13 per cento dell’obiettivo nazionale al 2030, non un superamento. Sul piano europeo, la stessa Commissione indicava l’ambizione di installare almeno 6 GW di elettrolizzatori per idrogeno rinnovabile entro il 2024 e almeno 40 GW entro il 2030. Il traguardo intermedio appartiene già al passato; quello al 2030 resta il riferimento.

La gara con la Germania

I 780 milioni olandesi non corrono nel vuoto. A gennaio la Commissione ha approvato un regime tedesco da 200 milioni per sostenere in Canada la produzione di idrogeno rinnovabile e dei suoi derivati, i cosiddetti RFNBO, destinati all’importazione in Germania. A maggio è poi arrivato il via libera a un regime tedesco da 1,3 miliardi per la produzione interna: secondo quanto riportato, sosterrà fino a 1.000 MW di capacità di elettrolizzatori, fino a 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile e un risparmio stimato fino a 55 milioni di tonnellate di CO2.

Il confronto cambia la prospettiva: la Germania punta a una capacità due volte e mezzo superiore a quella stimata per lo schema olandese, con una dotazione che però è solo il 67 per cento più alta. Attenzione ai numeri dichiarati: il dato tedesco sulla produzione andrà verificato sul rendimento effettivo degli impianti, non sugli annunci. Il prossimo numero da monitorare non è l’importo approvato, ma quanti megawatt assegnerà davvero l’asta olandese attesa entro il primo trimestre del 2027 rispetto ai 400 stimati.

Alla fine, il dato da tenere d’occhio non è 780 milioni: sono i 400 megawatt che la gara dovrà trasformare in impianti reali entro il 2030, mentre l’Unione europea ne chiede 40 gigawatt. La partita dell’idrogeno verde si gioca ora sulla scala, non sugli annunci.