La procedura sul portale GSE impone conferme identiche alla prenotazione, con acconti già versati per almeno un quinto del costo

Un conto alla rovescia di sessanta giorni separa le imprese che hanno già prenotato il nuovo iperammortamento dal perdere ogni beneficio. Dal 21 luglio 2026 la piattaforma del GSE accetta solo conferme identiche alla preventiva: stessi beni, stessi importi e almeno il 20% del costo di acquisizione già versato. Chi sbaglia, decade. Non c’è appello. Lo spiega l’annuncio del Gestore dei Servizi Energetici.

La conferma che non ammette errori

Dal 21 luglio 2026 è attiva la procedura sulla piattaforma GSE per trasmettere la comunicazione di conferma dell’investimento prevista dall’iperammortamento nell’ambito del nuovo piano Transizione 5.0. Da quel momento ogni impresa con una prenotazione positiva ha sessanta giorni dalla ricezione dell’esito positivo della comunicazione preventiva. Pena la decadenza della prenotazione. Il Sole 24 Ore ricorda che, in caso di acquisto in proprietà dei beni agevolabili, l’impresa deve dimostrare di aver versato acconti pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione per ciascun bene oggetto di prenotazione. La comunicazione di conferma deve contenere l’attestazione dell’avvenuto pagamento dell’ultima quota di acconto utile a raggiungere il 20% e gli estremi delle fatture relative ai costi ammissibili all’agevolazione.

C’è poi un vincolo che trasforma la conferma in un esame di coerenza: non si possono indicare beni diversi né importi superiori rispetto alla comunicazione preventiva. Chi ha prenotato un investimento non può modificarlo, nemmeno per un equivalente. Per un corretto invio, il GSE mette a disposizione il modello della comunicazione di conferma, le istruzioni operative e la Guida piattaforma NPTR5 aggiornata. Ma tanta rigidità non nasce dal nulla: è il riflesso di un passato di risorse bruciate.

Da credito a iperammortamento: chi resta dentro, chi fuori

Il Piano Transizione 5.0 aveva messo a disposizione 12,7 miliardi di euro nel biennio 2024-2025. La dotazione finanziaria complessiva indicata per la Transizione 5.0 è pari a 6,3 miliardi di euro. Sui dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy l’esito è scritto nero su bianco: con decreto del 6 novembre 2025 è stato comunicato l’esaurimento delle risorse disponibili. Poi è arrivata la legge 30 dicembre 2025, n. 199 — la legge di bilancio 2026 — che ha introdotto la maggiorazione del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi, con modalità attuative definite dal decreto del MIMIT del 7 maggio 2026. La misura reintroduce la logica della maggiorazione del costo, riconosciuta ai soli fini fiscali per il calcolo delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, in sostituzione dei crediti d’imposta Transizione 4.0 e Transizione 5.0. Non si configura come credito d’imposta compensabile in F24, ma come riduzione dell’imponibile ai fini delle sole imposte sui redditi.

Chi resta fuori, però, non è dimenticato del tutto. A marzo 2026 il Decreto Fiscale ha ampliato l’iperammortamento agli investimenti in beni prodotti fuori dall’Unione europea e ha riconosciuto un credito d’imposta ridotto alle imprese rimaste escluse dalla Transizione 5.0 per esaurimento delle risorse. Lo riassume l’analisi pubblicata da Ance. Resta però una domanda: il nuovo meccanismo basterà a chi è rimasto indietro o riprodurrà la stessa corsa?

Il paradosso di una transizione a numero chiuso

Mentre le imprese corrono contro i sessanta giorni, il sistema mostra il suo cortocircuito. Già a gennaio 2026, per le domande tecnicamente ammissibili presentate dopo il 6 novembre 2025, il GSE aveva abilitato l’invio delle comunicazioni di conferma e completamento, con la comunicazione di completamento che andava inserita entro il 28 febbraio 2026. Ma la storia del Piano resta quella di una corsa a numero chiuso: risorse finite, imprese escluse, e ora un beneficio selettivo che non ammette ripensamenti. Chi non conferma in tempo, o non rientra nei nuovi criteri, rischia di pagare due volte la transizione: prima con le risorse perse, poi con un beneficio che non arriva. La transizione è un percorso per tutti o solo per chi arriva primo?