Il Cile ha già spostato il 76% del solare con le batterie, mentre l’Italia resta legata a gas e importazioni

Il 76 per cento è un numero scomodo. È la quota di nuova generazione solare giornaliera che il Cile può spostare con la capacità di batterie entrata nel 2025.

Non è un obiettivo al 2030.

Nel primo semestre 2026, le batterie cilene hanno coperto in media più del 10% della domanda elettrica serale tra le 19 e le 21.

L’Italia, intanto, racconta ancora il suo sistema in quattro fasi.

Il sistema elettrico nazionale è diviso in produzione, trasmissione, distribuzione e utilities. Dentro la prima fase, il dettaglio non è dei migliori: la produzione elettrica italiana avviene in gran parte da fonti non rinnovabili, soprattutto gas naturale, carbone e petrolio. E quando la produzione interna non copre la domanda, le importazioni di elettricità arrivano in maggioranza da Francia e Svizzera attraverso 25 interconnessioni.

C’è un dato che completa il quadro: il mercato della produzione elettrica è completamente liberalizzato.

La rete, invece, resta saldamente in mano a Terna.

Il Cile non ha inseguito il sole: lo ha immagazzinato

La differenza non sta soltanto nelle percentuali. Il Finis Terrae BESS è un impianto da 100 MW al punto di interconnessione, con capacità grid-forming. Il Cile non è un episodio isolato: il mercato cileno dello stoccaggio grid-scale è uno dei più attivi al mondo e il primo in America Latina.

Quando in Italia si elencano le linee, in Cile si contano le serate coperte.

Gli Stati Uniti passano dalla politica alle celle

Negli Stati Uniti la partita si gioca anche nelle fabbriche. La fabbrica di LG Energy Solution in Michigan punta a superare 35 GWh di capacità annua di produzione di batterie. Non è una corsa isolata: la domanda di componenti prodotti negli Stati Uniti è spinta dall’Inflation Reduction Act, dalla legge OBBBA che esclude dai crediti d’imposta i progetti con celle cinesi, dal divieto sugli inverter prodotti all’estero e dai dazi Section 301.

Il vanto della bolletta non sposta una notte d’estate

Sul fronte italiano, si può rivendicare una cosa: il costo di trasmissione in bolletta è tra i più bassi d’Europa. Terna possiede e gestisce 74.442 chilometri di linee elettriche e 431 stazioni di trasformazione e smistamento. Le entrate di Terna arrivano dall’applicazione della tariffa di trasmissione CTR, fatturata ai distributori connessi alla rete nazionale.

Resta una domanda: un sistema che si descrive per fasi, produce in gran parte da fonti fossili, importa da due vicini e trova consolazione nella bolletta bassa è pronto a reggere il confronto con chi sposta il sole con le batterie?