Gli 80 GW promessi per il 2030 slitterebbero di otto anni, con 2.109 progetti fermi nelle valutazioni ambientali

Nei primi giorni di agosto, secondo la rassegna settimanale della Staffetta Online, l’Italia ha autorizzato 111 megawatt di fotovoltaico tramite autorizzazioni uniche, PAS e PAUR, e 50 megawatt di cogenerazione. A luglio, nello stesso monitoraggio, i numeri erano stati 122 megawatt fotovoltaici, 76 eolici e 88 di batterie. Sembra un bollettino intenso. Invece è la fotografia di un ritmo che non tiene il passo. A questo andamento, gli 80 GW di nuova potenza promessi entro fine decennio rischiano di arrivare nel 2038, con otto anni di ritardo.

Il ritmo che non tiene il passo

Tra il 2021 e il 2024 in Italia sono stati installati 17,7 GW di rinnovabili, con una media annuale di circa 4,4 GW. È il dato che spiega la distanza. Per arrivare a 80 GW entro il 2030 servirebbe un’accelerazione molto più marcata: secondo l’analisi riportata da QualEnergia, mantenendo l’attuale passo il traguardo slitterebbe al 2038. I 122 MW fotovoltaici di luglio, i 76 eolici e gli 88 MW di batterie mostrano che l’attività autorizzativa non è del tutto ferma. Ma il confronto con la media annua di 4,4 GW rende evidente il disallineamento: un singolo progetto da cento megawatt, per quanto benvenuto, sposta poco i numeri complessivi. Il problema è di volume e di continuità. Va ricordato che autorizzato non significa installato: tra via libera e cantiere possono passare mesi o anni. La domanda, a questo punto, non è se le rinnovabili interessino, ma perché le autorizzazioni, pur essendoci, non riescono a cambiare la curva.

La palude dei 2.109 progetti

La risposta sta nella distanza tra decreto e pratica. Il Testo Unico Rinnovabili (D.Lgs. 190/2024) è entrato in vigore il 31 dicembre 2024 e prevede tre binari amministrativi: attività libera, procedura abilitativa semplificata (PAS) e Autorizzazione Unica. Sulla carta è una semplificazione. Nei fatti, però, restano i colli di bottiglia della valutazione ambientale. Già al 15 gennaio 2025, secondo Legambiente, erano 2.109 i progetti di energia rinnovabile avviati alla valutazione di impatto ambientale e rimasti in stallo: pratiche accumulate dal 2015 senza arrivare a una conclusione. Non si tratta di progetti rifiutati: si tratta di progetti fermi. Il dato non fotografa un malfunzionamento recente, ma un arretrato formatosi negli anni, in gran parte prima che il Testo Unico entrasse in vigore.

Per il ministro Gilberto Pichetto, il decreto correttivo al Testo Unico rappresenta «un passaggio fondamentale per dare ancora più sprint alle rinnovabili, rimuovendo gli ostacoli che finora ne hanno condizionato lo sviluppo». Il correttivo è la risposta del governo a quel limbo. Ma il ritardo strutturale è già scritto: migliaia di progetti restano incastrati nelle procedure, mentre gli obiettivi al 2030 si avvicinano. L’ironia è che il Testo Unico doveva semplificare, ma il numero di pratiche bloccate racconta un’altra storia.

La scommessa dei territori e la data da segnare

Dalla palude nazionale si passa alla scala locale. In Puglia, il bando per le comunità energetiche rinnovabili dispone di una dotazione di 2,5 milioni di euro a valere sulle risorse del PR Puglia FESR-FSE+ 2021-2027. È una cifra contenuta, ma è un tentativo di dare fiato ai territori mentre la semplificazione nazionale procede a fatica. Le comunità energetiche rappresentano la parte più diffusa della transizione, quella che può muoversi anche quando i grandi impianti restano bloccati nelle VIA.

Intanto c’è una data da segnare: entro il 30 giugno 2026, il GSE stipulerà accordi di concessione con i soggetti beneficiari fino a concorrenza della dotazione finanziaria. È l’appuntamento che dirà se la macchina delle concessioni riesce a dare alla curva un’accelerazione reale. Se così non fosse, gli 80 GW resteranno un miraggio fino al 2038.