La crescita annua si e’ fermata a un punto, ma per centrare il target servirebbero oltre tre punti all’anno

Un punto all’anno, e servono più di sedici punti in cinque anni. Il 26,2% di energia rinnovabile nel consumo finale lordo raggiunto dall’UE nel 2025, secondo le statistiche Eurostat sulle energie rinnovabili rilanciate nelle ultime settimane da un’analisi di Renews.biz, è il numero che celebra un primato e insieme condanna il percorso verso il 2030. Un record, certo. Ma appena lo si confronta con la velocità necessaria, diventa una fotografia scomoda.

Il triplo dal 2004, ma un punto solo nell’ultimo anno

Guardando indietro, il progresso esiste. La quota di rinnovabili nell’UE è quasi triplicata dal 2004, passando dal 9,6% al 26,2%. Ventuno anni di crescita, con solare ed eolico a fare da motore. Ma guardando alla velocità recente, il quadro cambia. Nel 2024, secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, le rinnovabili rappresentavano il 25,2% del consumo finale di energia nell’Unione: circa un punto percentuale in più rispetto al 2023. L’aumento, spiega la stessa agenzia, era stato trainato principalmente da solare ed eolico, seguiti dalle pompe di calore, e sosteneva una maggiore indipendenza energetica.

Fermiamoci su quel numero: un punto in un anno. Se il ritmo annuale si è ridotto a questo, come si può colmare il salto verso il 2030?

La matematica impossibile del 2030

La risposta è nei numeri, e i numeri non sono indulgenti. L’UE deve aumentare la quota di energie rinnovabili di oltre 16 punti percentuali in soli 5 anni per raggiungere l’obiettivo del 2030. Sedici punti in cinque anni significano più di tre punti all’anno. L’ultimo anno disponibile, il 2025, ne ha aggiunto uno. Oltre il triplo della velocità, se si vuole arrivare in tempo. Il target del 2030 non è un annuncio politico: è un obiettivo che richiede ai Paesi membri di intensificare gli sforzi collettivi. I dati del 2025 raccontano l’attuazione reale. Tra i due piani, al momento, c’è un disallineamento evidente. Il bersaglio è chiaro, ma la domanda resta: con quali risorse e con che tempi?

Non è che il settore elettrico stia fermo, anzi. Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 49,9% del consumo lordo di elettricità nell’UE, in aumento di oltre 2 punti percentuali rispetto al 47,5% del 2024. La crescita della generazione elettrica da fonti rinnovabili tra il 2015 e il 2025 riflette soprattutto l’espansione di eolico e solare. Qui sta l’ironia: l’elettricità corre, il totale cammina. Quasi metà del consumo elettrico è rinnovabile, ma la quota sul consumo finale lordo di energia resta ferma al 26,2%. Ed è sul totale che si gioca la partita del 2030. Sedici punti in più non si trovano solo nella rete elettrica: si trovano ovunque, e finora non sono stati trovati.

L’UE accende le fossili mentre Cina e India le spengono

E poi c’è un’altra anomalia, forse la più difficile da digerire. Nel primo semestre del 2025, Cina, India, UE e Stati Uniti hanno rappresentato quasi due terzi della domanda globale di elettricità e delle emissioni di CO2 del settore elettrico. All’interno di questo blocco, secondo l’analisi di Ember sul primo semestre 2025, la generazione da combustibili fossili è diminuita in Cina e India ma è aumentata nell’UE e negli Stati Uniti. La Cina guida la crescita dell’energia pulita. L’Europa, intanto, brucia più fossili.

Non è un dettaglio. Mentre l’UE presenta il 26,2% di rinnovabili come un risultato, i dati del primo semestre del 2025 raccontano che sul fronte delle emissioni la storia è un’altra. Se l’Europa aumenta le fossili mentre Cina e India le riducono, quale sarà la prossima mossa della politica energetica europea?

L’UE celebra il 26,2%, ma i numeri del 2025 rivelano un ritmo insufficiente e una contraddizione competitiva. La transizione non è una medaglia da esibire, ma una corsa che non ammette rallentamenti. Resta la domanda: cosa succede a cittadini e imprese se il divario verso il 2030 non viene colmato?