L’elettrificazione è l’imperativo strategico per sostituire i fossili nei trasporti e nell’industria
Nel 2025 l’Europa ha versato 337 miliardi di euro per importare petrolio, gas e altri prodotti energetici. Una cifra che equivale all’intero Pil di un paese come l’Austria, e che diventa ancora più stridente se si allarga lo sguardo: il 64% dell’energia consumata nell’Unione arriva da fuori i suoi confini, come emerge dall’accelerazione dell’eolico e dell’elettrificazione in Europa documentata da WindEurope.
Eppure, nello stesso anno, il settore eolico europeo ha attirato investimenti per 45 miliardi di euro e già oggi fornisce circa un quinto dell’elettricità prodotta nel continente. Ma l’elettricità, nel suo complesso, copre meno di un quarto dei consumi energetici totali, secondo quanto rilanciato dalla Madrid Call to Action.
Qui si annida il cortocircuito: mentre si investono miliardi nelle rinnovabili, la domanda elettrica non cresce abbastanza per sostituire i combustibili fossili nei trasporti, nel riscaldamento e nell’industria.
Tinne van der Straeten, CEO di WindEurope, ha messo in guardia: «L’elettrificazione è un imperativo strategico per l’indipendenza, la sicurezza e la prosperità dell’Europa. Deve avvenire immediatamente e su larga scala. Dobbiamo rendere l’elettricità prodotta in casa l’opzione più economica. Ciò significa tagliare IVA e tasse su pompe di calore, veicoli elettrici e altre tecnologie di elettrificazione.» Parole pronunciate presentando il rapporto WindEurope sull’accelerazione dell’eolico, che include anche la richiesta di intervenire sui processi termici industriali a bassa e media temperatura.
L’82% degli italiani ha paura della dipendenza, ma le pale girano al rilento
Secondo il sondaggio della Giornata Mondiale del Vento condotto da ANEV, l’82% degli italiani teme gli effetti negativi della dipendenza dai combustibili fossili e il 73% vede nelle rinnovabili la soluzione. Due terzi degli intervistati, rileva Antonio Noto, pensano che l’Italia non stia facendo abbastanza per rendersi indipendente.
Durante lo stesso appuntamento ANEV per la Giornata Mondiale del Vento, le voci delle imprese hanno tradotto i numeri in allarme. Luca Bragoli di ERG ha definito l’eolico «un’infrastruttura strategica per la sicurezza energetica e la competitività industriale del Paese». Rossella Pasqualicchio di Lucky Wind ha aggiunto: «Ogni gigawatt eolico che non realizziamo non è solo energia pulita mancata: è sicurezza energetica e competitività industriale perdute.»
L’errore del 2022 e l’ombra della burocrazia
Il rischio di inciampare una seconda volta è concreto. Secondo l’analisi WindEurope sugli errori del 2022, quegli interventi di mercato produssero nuova burocrazia, incertezza e affossarono i segnali di investimento. Gli ordini di turbine crollarono del 47% anno su anno, gli investimenti eolici toccarono il minimo dal 2009 e in alcuni casi il consumo di gas aumentò.
«Abbiamo visto questo prima, nel 2022 gli interventi di mercato hanno fermato gli investimenti eolici. Non ripetiamo gli errori del passato» ha dichiarato van der Straeten a proposito di la fine degli investimenti eolici nel 2022.
16 gigawatt in asta, ma basteranno?
Tra il 2026 e il 2027 le aste potranno assegnare oltre 16 GW di nuova capacità eolica, come segnalato da Vito Pastore. La pipeline offshore in acque britanniche, secondo i dati della Crown Estate sull’offshore wind, ha raggiunto i 56 GW, con la capacità installata salita a 13 GW. Numeri che allargano l’orizzonte, ma che restano sospesi finché i tempi autorizzativi e l’assenza di segnali fiscali chiari terranno la domanda elettrica al di sotto del necessario.
Il dato da sorvegliare nei prossimi trimestri non saranno i miliardi investiti, ma quanti di quei gigawatt arriveranno davvero a produrre elettricità. La Madrid Call to Action chiede di semplificare procedure, rafforzare reti e sostenere la domanda di elettricità pulita. Senza, il vento continuerà a soffiare su pale che girano al rallentatore.




