Dopo un decennio di opposizione, Berlino introduce un meccanismo di capacità per garantire la sicurezza della rete elettrica
9 GW. È la capacità che la Germania metterà all’asta entro il 2027, secondo il calendario appena pubblicato dalla Bundesnetzagentur. Proprio il paese che nel 2016 aveva bollato i meccanismi di capacità come «costosi e inefficienti» si prepara a lanciare una delle aste per energia programmabile più imponenti d’Europa. La domanda è inevitabile: perché Berlino ha cambiato idea dopo un decennio di resistenza?
9 GW in palio
I numeri, già definiti nel dettaglio, danno la misura della svolta. Nel corso del 2026 si terranno due aste per impianti di generazione in grado di produrre elettricità su periodi lunghi: ciascuna metterà a disposizione 4,5 GW di potenza ridotta, per un totale di 9 GW. Se le due procedure non riuscissero ad assegnare l’intera capacità, scatterà un terzo termine d’offerta il 18 maggio 2027, con in palio 2 GW aggiuntivi per capacità di generazione. Non è ancora finita: nel 2027 e nel 2029 sono già fissate altre due aste per capacità, aperte anche ai carichi regolabili, benché i volumi non siano ancora stati determinati.
La scelta di queste tempistiche e di questi volumi segnala la volontà di aggiungere rapidamente capacità programmabile, un tipo di potenza che il mercato dell’energia da solo, in questi anni, non è riuscito a portare in rete.
Dieci anni di resistenza
La domanda è inevitabile, e la risposta affonda nel 2016. Allora la Germania aveva deciso contro i mercati di capacità, giudicandoli costosi e inefficienti. La scommessa era che il mercato dell’energia, con prezzi elevati nelle ore di scarsità, sarebbe bastato a spingere gli investimenti in nuova potenza senza bisogno di sussidi aggiuntivi. Quella posizione è rimasta un caposaldo per quasi un decennio.
Lo scorso 13 maggio il governo federale ha adottato il disegno di legge sulla fornitura di nuova capacità (StromVKG), un atto che per la prima volta introduce uno strumento di capacità nell’architettura del mercato elettrico tedesco. Il 9 luglio il Bundestag ha approvato in via definitiva la legge, creando il quadro normativo per il nuovo mercato della capacità. Pochi giorni dopo, la Bundesnetzagentur ha tradotto le norme in numeri concreti, fissando date e volumi delle prime aste.
Il linguaggio tecnico del bando, con l’asta per “potenza ridotta”, segnala che Berlino non cerca qualsiasi megawatt: vuole impianti capaci di fornire elettricità in modo stabile e prolungato, non intermittente. La legge consente di remunerare la disponibilità a produrre, garantendo pagamenti che si sommano ai ricavi della vendita sul mercato energetico, esattamente come avviene in altri paesi europei. È il riconoscimento implicito che la transizione energetica, senza una rete di impianti programmabili, rischia di inciampare.
Chi ci ha già scommesso
Mentre Berlino discuteva, altri non sono rimasti a guardare. Regno Unito, Polonia e Italia hanno già un mercato di capacità attivo. Il principio è lo stesso ovunque: i meccanismi di capacità sono misure di sostegno finanziario pensate per assicurarsi che ci siano opzioni affidabili per una fornitura sicura di elettricità in ogni momento. In pratica, consentono alle centrali di essere disponibili quando serve, offrendo loro pagamenti che si sommano a quelli ottenuti dalla vendita sul mercato dell’energia, come chiarisce la Commissione europea. Senza questo incentivo, impianti a gas o a pompaggio rischierebbero di restare spenti perché i soli prezzi all’ingrosso non ne coprono i costi fissi.
L’ingresso della Germania in questo gruppo cambia la geografia della sicurezza elettrica continentale. Con 9 GW iniziali, Berlino non si limita a coprire un fabbisogno domestico: la dimensione delle aste potrebbe spostare gli equilibri di prezzo sui mercati all’ingrosso dell’Europa centrale, influenzando le decisioni di investimento anche nei paesi confinanti. E mentre le date delle prime gare si avvicinano, l’attenzione si concentra sul nodo più delicato: il prezzo di esercizio. Una remunerazione troppo generosa potrebbe trasformare il meccanismo di capacità in un sussidio permanente, proprio il rischio che la Germania aveva voluto evitare per un decennio. Troppo bassa, e nessun operatore sarà disposto a costruire i nuovi impianti. La vera partita ora si gioca sui prezzi.
Ora tutti guardano ai prezzi delle aste: la Germania ha scelto la sicurezza, ma riuscirà a evitare che i sussidi si trasformino in una bolla?




