Il 2029 è la data in cui si potrà verificare la promessa di zero degrado

Zero. È il tasso di degrado che CATL ha promesso nell’aprile 2024 per TENER, il suo nuovo sistema di accumulo a batteria. A più di due anni dall’annuncio, il settore si divide tra scetticismo e attesa: una scommessa tecnologica che, se mantenuta, riscriverebbe i parametri economici degli impianti, ma che fino al 2029 resterà una promessa non verificabile. E mentre il tempo scorre, la concorrenza non sta a guardare.

La scommessa dei cinque anni

Era il 9 aprile 2024 quando il colosso cinese — già all’epoca il più grande produttore mondiale di celle per veicoli elettrici e accumulo, con una quota di mercato globale del 36,8% nel 2023 — ha presentato a Pechino TENER, il primo sistema containerizzato di accumulo energetico mass-producibile al mondo a dichiarare zero degradazione di potenza e capacità per i primi cinque anni di esercizio. Un azzardo ingegneristico, reso possibile — stando alle specifiche ufficiali — da due innovazioni: un’interfase solido-elettrolita (SEI) di ispirazione biomimetica e un elettrolita auto-assemblante, pensati per rimuovere gli ostacoli al movimento degli ioni di litio dentro le celle LFP. L’impianto, in un container standard da 20 piedi, raggiunge 6,25 MWh di capacità con una densità energetica di 430 Wh/l, il 30% in più per unità di superficie rispetto al precedente sistema da 5 MWh, e un’impronta complessiva della stazione ridotta del 20%.

Numeri da primato, accompagnati da un altro dettaglio che CATL ha voluto enfatizzare: il tasso di guasto delle celle è stato portato al livello PPB (parti per miliardo), una soglia che sposta il rischio fuori dall’ordinaria operatività. Ma, in un mercato dove la concorrenza si muove con la stessa rapidità con cui aumentano le capacità installate, i confronti sui fogli tecnici dicono solo una parte della storia.

Container contro container: la lotta per il primato

L’audacia di CATL non è isolata. Due giorni dopo il lancio di TENER, BYD ha risposto con il suo MC Cube-T, un sistema da 6,432 MWh, leggermente superiore ai 6,25 MWh del sistema di CATL (allora indicato anche come Tianheng). Un distacco minimo sul piano della capacità lorda, ma sufficiente a mostrare che la rincorsa al container più denso è aperta. E se si guarda oltre i confini cinesi, Tesla — con il suo Megapack — giocava una partita diversa: TENER offriva quasi il doppio della capacità del Megapack dell’epoca, ma a differenza di quest’ultimo non integrava l’inverter, lasciando agli sviluppatori la scelta del componente di conversione.

La posta in gioco è il dominio di un mercato — quello dei sistemi di accumulo su larga scala — che CATL presidiava già con numeri importanti: nel 2022 e 2023 la sua quota globale nel settore batterie (EV e storage) si era attestata rispettivamente al 37% e al 36,8%, secondo i dati di mercato raccolti nel tempo. Il sistema TENER, con l’incremento di densità e la promessa di longevità senza precedenti, era la mossa per allargare ulteriormente il fossato competitivo. Eppure, la vera battaglia non si gioca solo sui MWh installati, ma sulla tenuta nel tempo: un parametro che nessun concorrente, finora, ha misurato sul campo per un periodo abbastanza lungo da trasformare uno zero degrado dichiarato in un vantaggio economico reale.

L’ombra del 2029

A due anni dal lancio, l’industria attende. La promessa di CATL — cinque anni senza perdita di capacità né potenza — ha un orizzonte di verifica preciso: le prime unità di TENER, entrate in esercizio presumibilmente tra la fine del 2024 e il 2025, cominceranno a offrire dati attendibili solo alla fine del decennio. Il 2029 è la data cerchiata in rosso sui calendari di utility e investitori: sarà allora che si potrà stabilire se l’elettrolita auto-assemblante e la SEI biomimetica hanno davvero azzerato il principale tallone d’Achille delle batterie LFP, o se la realtà operativa — fatta di cicli profondi, temperature variabili e regimi di carica spinti — avrà eroso parte del vantaggio promesso.

Nel frattempo, il mercato continuerà a essere misurato con i parametri tradizionali: costo per kWh, capacità installata, quota di mercato. Numeri che, per CATL, sono ancora dalla sua parte, ma che la pressione competitiva di BYD, Tesla e altri potrebbe erodere prima ancora che il verdetto tecnico arrivi. I conti si faranno nel 2029. Fino ad allora, il numero da osservare è proprio la quota di mercato di CATL nello storage: riuscirà a difenderla mentre il tempo scorre e il conteggio dei MWh sul campo non ha ancora emesso sentenze?