L’ondata di calore del 23 luglio 2024 ha eroso il 90,4% della resa oraria di un impianto in Spagna

Il 23 luglio 2024, mentre la Spagna arrostiva sotto una temperatura massima di 38,9°C, uno degli impianti fotovoltaici monitorati nella penisola iberica ha visto il proprio performance ratio — il rapporto fra l’energia elettrica effettivamente immessa in rete e quella teoricamente ottenibile dalla radiazione solare incidente — crollare del 90,4% nello spazio di un’ora. Non si è trattato di un guasto, ma di un fenomeno fisico noto, spinto all’estremo dall’ondata di calore più severa di quell’estate. Il dato è contenuto in un’analisi pubblicata a gennaio 2026, che ha passato al setaccio le prestazioni di diversi impianti fotovoltaici iberici durante le ondate di calore del 2024 e del 2025. Ciò che emerge è un problema strutturale: il settore solare, finora concentrato quasi esclusivamente sulla massimizzazione della resa annua, deve fare i conti con la fragilità dei moduli durante le ore più torride.

Il crollo orario

L’impianto Amibil, nel corso di quell’ondata di calore spagnola, ha registrato il calo orario più profondo mai documentato nello studio: in un’ora il performance ratio è precipitato fino a toccare una perdita netta del 90,44%. In termini assoluti, significa che la quasi totalità della capacità di conversione fotovoltaica è stata erosa dal calore. La temperatura delle celle, salendo ben oltre i 25°C di riferimento usati per definire la potenza nominale, fa aumentare la corrente di saturazione dei diodi semiconduttori, abbattendo la tensione operativa e con essa il punto di massima potenza. È una curva d’efficienza ben conosciuta, ma che nel caso di Amibil ha mostrato quanto rapidamente un impianto possa passare dalla piena produzione al quasi azzeramento.

Il crollo non è stato un episodio isolato. Lo stesso studio ha analizzato l’impianto Zebro durante l’ondata di calore portoghese del 24 maggio 2025: la perdita giornaliera peggiore ha raggiunto il 17,59%, con un divario energetico tra la produzione attesa secondo un anno meteorologico tipico (TMY) e l’energia effettivamente osservata pari a 553,25 kWh in un solo giorno. Dati che spostano il problema dal piano della curiosità accademica a quello della gestione operativa e finanziaria di asset da milioni di euro. Un aspetto in parte rassicurante, tuttavia, è la velocità di recupero: dopo la fine dell’ondata di calore, il performance ratio è tornato ai valori precedenti nell’arco di 0-1 giorni. I moduli non subiscono danni permanenti, ma il buco di produzione resta un costo reale, tanto più grave quanto più si moltiplicheranno gli eventi estremi.

Un clima che si surriscalda

E gli eventi estremi sono destinati a diventare la normalità. Secondo proiezioni modellistiche pubblicate su Climate Dynamics, l’intensità massima delle ondate di calore nella penisola iberica e nelle Baleari è destinata ad aumentare in media del 144% entro il periodo 2050-2095. Nelle regioni orientali e sud-orientali della Spagna, l’incremento potrà raggiungere il 300%. Significa ondate non solo più calde, ma anche più lunghe e ravvicinate. Già nell’aprile 2023, il Mediterraneo occidentale aveva vissuto un’ondata di calore eccezionale e senza precedenti per quel periodo dell’anno, a conferma di un trend che sta accelerando. Le perdite osservate nel 2024 e nel 2025, per quanto estreme, potrebbero rappresentare soltanto un assaggio di quello che attende gli impianti fotovoltaici nei prossimi decenni.

Ripensare il solare

Di fronte a questa prospettiva, la priorità per il settore solare europeo sta cambiando: dalla massimizzazione della generazione annuale si sta passando alla resilienza delle installazioni durante i picchi di calore. La sfida non è più soltanto produrre più chilowattora su base annua, ma garantire che l’energia arrivi proprio quando serve — cioè durante le ore più calde, in coincidenza con i picchi di domanda per il raffrescamento. In Spagna, che all’inizio del 2026 ha raggiunto 50 GW di capacità solare installata — secondo i dati di Red Eléctrica de España, dopo aver aggiunto circa 8,7 GW nel 2025 — la posta in gioco è altissima. L’infrastruttura cresce, ma con essa cresce l’esposizione al rischio termico. Significa ripensare le scelte progettuali: moduli con coefficiente di temperatura più basso, inverter sovradimensionati rispetto alla potenza dei pannelli, sistemi di ventilazione o raffreddamento attivo per i grandi impianti. Interventi che impattano il costo livellato dell’energia, ma che potrebbero diventare inevitabili per mantenere la redditività quando l’ondata di calore smette di essere un evento raro.

Il fotovoltaico è stato progettato per il sole. Ora deve imparare a convivere con il suo eccesso.