Il progetto da 24 chilometri si inserisce in una rete nazionale da 9.040 chilometri, costata 18,9 miliardi di euro
Nella città portuale di Emden, in Bassa Sassonia, sta per sorgere uno degli elettrolizzatori più grandi d’Europa: 320 megawatt di capacità, sufficienti a produrre fino a 26.000 tonnellate di idrogeno verde all’anno una volta a regime. Per trasportare quell’idrogeno fino all’infrastruttura di Leer servono 24 chilometri di tubo — meno della distanza tra Milano e Monza. Nei giorni scorsi la società Friedrich Vorwerk ha ricevuto il contratto per costruire l’idrogenodotto, assegnato da EWE Netz GmbH, controllata del fornitore energetico tedesco EWE AG. Il progetto si chiama H2Coastlink 1 e il committente è GTG Nord GmbH, un’altra sussidiaria del gruppo EWE. Ventiquattro chilometri: un’inezia sulla carta geografica.
Peccato che la Germania, già nell’ottobre 2024, abbia approvato una rete nazionale dell’idrogeno di 9.040 chilometri — circa il 60% ricavato da gasdotti di gas naturale riconvertiti — con un investimento complessivo stimato in 18,9 miliardi di euro. Il progetto H2Coastlink 1, finanziato dal programma europeo IPCEI Hydrogen e dallo Stato della Bassa Sassonia, collegherà l’elettrolizzatore di Emden con il progetto HyPerLink di Gasunie Germany e con il futuro H2Coastlink 3. È il tassello più modesto di un mosaico che ha dimensioni e costi da infrastruttura continentale.
24 chilometri per 18,9 miliardi: il paradosso dell’idrogeno tedesco
H2Coastlink 1 è, nei fatti, un segmento di circa 24 chilometri che rientra nel programma Clean Hydrogen Coastline, il grande disegno per portare l’idrogeno verde dai porti del Mare del Nord ai distretti industriali dell’interno. L’elettrolizzatore che lo alimenterà, un sistema Siemens Energy da 280 megawatt, entrerà in funzione nel 2027. Ma la logica che ha guidato la pianificazione della rete tedesca non è quella del collegamento puntuale tra un produttore e un consumatore: è la logica dell’autostrada, costruita nella speranza che il traffico arrivi dopo.
La Bundesnetzagentur, l’agenzia federale di rete tedesca, ha approvato il tracciato della rete nazionale sapendo che la domanda attuale di idrogeno verde da parte dell’industria è, per usare un eufemismo, embrionale. Il costo di 18,9 miliardi è una stima che sconta la riconversione di gasdotti esistenti per circa il 60% del percorso: una mossa che riduce l’impatto dei cantieri ma non azzera il rischio che quei tubi restino mezzi vuoti per anni. A Emden il paradosso è sotto gli occhi di tutti: per coprire 24 chilometri, il progetto prevede un elettrolizzatore tra i più potenti d’Europa. Ma chi comprerà tutto quell’idrogeno?
La corsa dell’elettrolizzatore: chi produrrà, chi consumerà?
Dietro i 24 chilometri di H2Coastlink 1 c’è un impianto pensato per produrre fino a 26.000 tonnellate di idrogeno verde all’anno. È una quantità enorme per gli standard attuali del mercato europeo. Siemens Energy ha ottenuto il contratto per fornire il sistema di elettrolisi e l’entrata in esercizio è prevista per il 2027. Ma tra la capacità produttiva annunciata e gli accordi di acquisto già firmati c’è un divario che dovrebbe far riflettere.
A marzo 2025, EWE e Salzgitter AG hanno firmato il primo grande contratto di fornitura di idrogeno verde legato all’impianto di Emden. L’accordo prevede la consegna di circa 10.000 tonnellate all’anno a partire dal 2030 — data che, per inciso, arriva tre anni dopo l’avvio dell’elettrolizzatore. Diecimila tonnellate sono meno del 40 per cento della capacità produttiva annunciata. Per il restante 60 per cento — oltre 16.000 tonnellate all’anno — non esiste al momento alcun acquirente noto.
Il meccanismo è noto a chi segue le politiche industriali della transizione: si costruisce prima l’offerta, confidando che la domanda segua. Ma l’idrogeno verde è una molecola costosa, con costi di produzione che dipendono dal prezzo dell’elettricità rinnovabile e dall’efficienza degli elettrolizzatori. Le acciaierie come Salzgitter rappresentano il cliente ideale, perché hanno bisogno di idrogeno per decarbonizzare i processi di riduzione del minerale ferroso. Ma quante altre Salzgitter ci sono, nella Germania del 2026, disposte a vincolarsi con contratti pluriennali a prezzi che restano superiori a quelli del gas naturale? La risposta, per ora, è: nessuna. E intanto l’elettrolizzatore avanza, i tubi si posano, i miliardi si impegnano.
90 attraversamenti e una domanda: basterà l’idrogeno verde a rendere il conto?
Il gasdotto H2Coastlink 1 non è solo un investimento economico dal rendimento incerto: è anche un percorso a ostacoli fisici e ambientali. Il tracciato di circa 24 chilometri prevede qualcosa come 90 attraversamenti: aree sensibili dal punto di vista ambientale, corsi d’acqua, corridoi di trasporto. Per superarli si utilizzerà, dove possibile, la trivellazione orizzontale controllata, una tecnica che riduce l’impatto in superficie ma non lo azzera, e che aggiunge complessità e costi a un’opera già finanziariamente fragile. Novanta interferenze in 24 chilometri significano, in media, un ostacolo ogni 270 metri. È un dato che racconta molto del territorio attraversato — la Bassa Sassonia è una regione di canali, zone umide e infrastrutture dense — ma racconta anche la distanza tra la pianificazione a tavolino e la realtà del cantiere.
Quando nel 2030 le prime 10.000 tonnellate di idrogeno arriveranno a Salzgitter, qualcuno — probabilmente la Corte dei conti tedesca o la Commissione europea — dovrà chiedersi se quei 24 chilometri di tubo, e i 9.040 dell’intera rete, valevano 18,9 miliardi di euro e 90 aree ambientali sensibili perforate una per una. La scommessa tedesca sull’idrogeno è tutta qui: in un tubo cortissimo dentro un disegno smisurato, in attesa di una domanda che per ora esiste solo sulla carta.




