Il primo raccolto sotto pannelli fotovoltaici a concentrazione ha prodotto una tonnellata di pomodorini

A Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, l’agrivoltaico ha smesso di essere un dibattito teorico già a maggio del 2025. Era il 28 maggio quando la Serra Archimede ha registrato il suo primo raccolto di pomodorini: una tonnellata esatta di prodotto, maturato sotto una copertura fotovoltaica a concentrazione. Il numero, da solo, potrebbe sembrare ordinario. A renderlo significativo è il confronto con una serra tradizionale: non c’è differenza. La produttività agricola è rimasta invariata.

Non è una percezione dei tecnici di Regran, il gruppo che ha progettato l’impianto, ma un dato misurato. L’Università di Catania ha condotto test rigorosi sulla produzione di pomodori all’interno della struttura, attestando livelli di produttività agricola paragonabili a quelli delle serre tradizionali. In altre parole, la sovrapposizione tra pannelli e coltivazione non ha tolto luce utile alle piante. È il risultato tecnico che mancava per trasformare gli impianti agrivoltaici da compromesso accettabile a soluzione davvero integrata.

Archimede: la serra che cattura il sole senza fare ombra

Dietro il dato c’è un principio ottico preciso. I moduli fotovoltaici della tecnologia Archimede, montati sulla copertura della serra, catturano la radiazione solare diretta, quella che colpisce le superfici con un angolo definito, e la convertono in elettricità. La luce diffusa, invece, attraversa la struttura e raggiunge le piante. Per la fotosintesi, la componente diffusa è fondamentale: è la luce che filtra attraverso le nuvole, che si spande uniformemente nell’ambiente, meno intensa ma più omogenea. Su questo principio si gioca l’integrazione vera: la parte di spettro solare che serve all’energia va ai moduli, quella che serve alle piante resta disponibile.

L’impianto di Santa Croce Camerina è il primo in Italia basato su questa tecnologia. Una serra fotovoltaica da 1 MW di potenza elettrica, realizzata da Bee srl su progettazione del gruppo Regran. L’investimento complessivo è stato di 1,1 milioni di euro, interamente finanziato da Banca Agricola Popolare di Sicilia. Non un prototipo da laboratorio ma un impianto operativo, collegato alla rete e con un ciclo colturale vero alle spalle: prima i pomodorini, poi altre ortive in rotazione. Legambiente, in occasione del Green Energy Day dell’aprile 2025, ha scelto proprio questo sito come tappa a Ragusa, riconoscendo nella struttura un esempio concreto di equilibrio tra produzione di cibo e generazione rinnovabile.

La scelta progettuale di separare la componente diretta da quella diffusa della radiazione solare risponde a un problema che ha frenato a lungo l’agrivoltaico su serra: le piante da frutto, in particolare le solanacee come il pomodoro, soffrono l’ombreggiamento eccessivo. Riducendo la luce disponibile, si deprime la fotosintesi e, con essa, la resa in frutti. La conferma dell’ateneo catanese è un certificato di validità: la tecnologia Archimede riesce a mantenere il microclima interno adatto alla crescita, senza sacrificare la produzione elettrica.

Dalla Sicilia alla Silicon Valley: l’agrivoltaico che corre

Non è un caso che, un anno dopo il primo raccolto, il progetto abbia attirato l’attenzione oltre confine. A giugno 2025 l’intelligenza artificiale è entrata nel sistema Serra Archimede: algoritmi predittivi per ottimizzare l’irrigazione, modelli previsionali per la gestione dell’energia prodotta, sensoristica distribuita per il monitoraggio climatico della serra. L’agricoltura sotto pannelli diventa un sistema gestionale basato sui dati, dove l’energia in eccesso può essere stoccata o immessa in rete mentre le piante ricevono esattamente l’acqua e i nutrienti calcolati in tempo reale.

Lo scorso 9 luglio 2026, la selezione da parte di Innovit, l’Italian Innovation and Culture Hub di San Francisco, ha portato questo sistema in un programma del Ministero degli Affari Esteri che valorizza le migliori tecnologie italiane all’estero. Cherubino Leonardi, alla guida del progetto, ha sintetizzato così l’opportunità: «Integrare produzione agricola, energia e sostenibilità» in un unico modello esportabile. La finestra californiana serve a validare un percorso che, partito da un ettaro nel ragusano, guarda ora alla replicabilità su scala più ampia.

Il contesto competitivo, intanto, si allarga. A maggio di quest’anno European Energy ha avviato lo sviluppo del progetto Vizzini, sempre in Sicilia: 225,5 MW di potenza su 260 ettari, uno dei più grandi impianti agrivoltaici utility-scale in Italia. Secondo SolarPower Europe sono oltre 200 i progetti attivi in almeno dieci Paesi europei, per una capacità complessiva superiore a 15 GW. E alla chiusura della prima finestra del bando PNRR per l’agrivoltaico, nel settembre 2024, erano state presentate 643 richieste di finanziamento per un totale di oltre 1,7 GW di nuova potenza.

Numeri che definiscono un movimento in accelerazione, ma anche un rischio: la corsa alla taglia può spingere verso configurazioni dove l’agricoltura diventa un accessorio formale, un pretesto autorizzativo per impianti fotovoltaici mascherati. La Serra Archimede offre un parametro diverso: la resa agricola invariata come requisito di progetto, non come aggiunta estetica. È questo il dato che, se replicato su scala più grande, definirebbe un vero cambio di passo: non più pannelli accanto alle piante, ma due produzioni che convivono senza sottrarsi spazio a vicenda. La sfida per i prossimi anni sarà mantenere questa qualità progettuale quando i numeri cresceranno.