Un progetto che punta a risolvere la cronica congestione della direttrice nord-sud e a integrare le rinnovabili
Oltre 1.200 tralicci abbattuti, 260 chilometri di linee aeree smantellate, 600 ettari restituiti al paesaggio. E un terzo delle nuove linee sotto terra. Non è un esercizio di ingegneria estrema, ma il progetto con cui Terna ridisegna la dorsale elettrica del Brennero, l’intervento reso noto oggi dall’azienda. I numeri raccontano un’operazione di demolizione massiva e ricostruzione selettiva che punta a sciogliere uno dei colli di bottiglia più cronici della rete italiana, proprio mentre la pressione per integrare nuova capacità rinnovabile non accenna a diminuire.
Demolire per costruire: la radiografia di un progetto che libera 600 ettari
Il piano di Terna per la Val d’Isarco è un esercizio di sottrazione prima che di addizione. Verranno smantellati 260 chilometri di elettrodotti aerei e oltre 1.200 tralicci, un’infrastruttura che per decenni ha segnato il profilo delle vallate altoatesine. Al loro posto nasceranno 190 chilometri di nuove linee, ma con un rapporto inedito: più di un terzo sarà interrato, scegliendo il cavo in galleria o in trincea invece della tradizionale campata sospesa. Il saldo netto è una liberazione fisica del territorio: oltre 600 ettari di terreno torneranno disponibili, senza più le servitù di elettrodotto che ne limitavano l’uso agricolo e forestale.
Il disegno non è calato dall’alto. Il progetto definitivo è stato aggiornato per recepire le prescrizioni del Decreto VIA e gli esiti del confronto con la Provincia Autonoma di Bolzano e con gli enti locali. Un processo di adattamento che spiega perché la quota di interramento sia così elevata: la sensibilità paesaggistica di un corridoio alpino percorso dal Brennero impone soluzioni più costose, ma anche più accettabili per le comunità. Resta una domanda di fondo: cosa rende questo tratto di rete così strategico da meritare un intervento che azzera una dorsale per ricostruirla da capo?
Il nodo del Brennero: dove la congestione costa (e ferma le rinnovabili)
La risposta sta nella geografia elettrica del Paese. Il progetto Val d’Isarco non è un intervento isolato, ma un tassello di un più ampio sforzo di ammodernamento della rete nazionale, pensato per affrontare l’integrazione delle fonti rinnovabili e i colli di bottiglia cronici tra nord e sud Italia. Lungo l’asse che collega la Pianura Padana al resto d’Europa, la capacità di trasporto è spesso satura: la congestione persistente che caratterizza la direttrice nord-sud e le isole maggiori, spiega l’analisi, limita le esportazioni di energia pulita prodotta dal Mezzogiorno e fa lievitare i costi di gestione del sistema elettrico, con oneri di dispacciamento che si scaricano sulla bolletta collettiva.
Qui si innesta anche la partita ferroviaria. Già nel 2018 Terna, RFI e la Provincia autonoma di Bolzano avevano firmato un memorandum d’intesa per garantire l’alimentazione della nuova linea ad alta capacità dell’Alta Val d’Isarco, il segmento italiano del Brenner Basistunnel. La rete elettrica del corridoio deve quindi servire due padroni: da un lato, i flussi di energia che salgono e scendono la penisola; dall’altro, una domanda ferroviaria che con il completamento del tunnel di base diventerà più intensa e meno tollerante alle interruzioni. Demolire e ricostruire con criteri moderni diventa allora l’unica strada per avere una maglia affidabile, capace di gestire sia i picchi di transito estivi sia i carichi pesanti dei treni merci invernali.
Il rovescio della medaglia: interrare conviene sempre?
L’operazione Val d’Isarco è anche un banco di prova per il compromesso tra impatto visivo e gestione operativa. Interrare oltre un terzo delle nuove linee restituisce visuali libere alle vallate alpine, eliminando l’effetto «selva di tralicci» che per oltre un secolo ha accompagnato le grandi dorsali elettriche. Ma sposta la complessità sottoterra. Un cavo in galleria o in trincea è meno esposto a fulmini e ghiaccio, certo. Per chi deve esercirlo, però, un guasto è più difficile da localizzare e più lento da riparare rispetto a un conduttore sospeso, accessibile con una squadra di elicotteristi o arrampicatori.
Il progetto non entra nel merito dei costi operativi differenziali, ma la proporzione di interramento — insolitamente alta per un’infrastruttura di trasmissione — impone di osservare con attenzione i primi anni di esercizio. Terna scommette che il guadagno paesaggistico e l’accettabilità sociale ripagheranno i probabili oneri aggiuntivi di manutenzione. Funziona la ricetta «demolire e interrare» su scala vasta? La risposta arriverà dai primi inverni di esercizio, quando la rete dovrà gestire i picchi di transito senza i vecchi colli di bottiglia e quando le temperature sottozero metteranno alla prova giunti, terreni di posa e tempi di intervento. Un esperimento su scala reale, che dal Brennero potrebbe dettare nuove regole per tutte le grandi opere elettriche italiane.




