L’accordo da 350 milioni di sterline porterà la produzione di cavi sottomarini a 525 kV in Scozia

Nel Regno Unito, cavi sottomarini HVDC di questo tipo e questa tecnologia non erano mai stati fabbricati prima. L’annuncio del 10 luglio 2026 cambia questa geografia industriale: SSEN Transmission ha siglato con Sumitomo Electric Industries e Van Oord Offshore Wind UK un accordo quadro a lungo termine per la progettazione, fornitura, trasporto e posa di sistemi di cavi sottomarini in corrente continua ad alta tensione. Al centro dell’intesa c’è il futuro collegamento Shetland 2, ma la portata dell’operazione va ben oltre il singolo progetto: è il primo trasferimento sul suolo britannico di una capacità produttiva che finora apparteneva solo ad altri mercati, con un investimento manifatturiero da oltre 350 milioni di sterline nel sito di Nigg, nelle Highlands scozzesi.

La prima volta dei cavi HVDC made in UK

L’accordo quadro formalizza un percorso partito due anni fa, quando a maggio 2024 Sumitomo venne selezionata come offerente preferito per Shetland 2. A gennaio 2025 la costruzione della fabbrica di Nigg era già in corso, sostenuta dalla domanda prevista per i futuri progetti di trasmissione. Oggi quella fabbrica è il perno di una novità tecnica secca: cavi HVDC sottomarini con queste specifiche — isolamento in XLPE, capacità di operare a 525 kV, conduttori e schermature dimensionati per trasferire potenze dell’ordine dei gigawatt su distanze superiori al centinaio di chilometri — nel Regno Unito non si erano mai prodotti. Ogni metro di cavo per Shetland 2 uscirà da una linea produttiva scozzese, non da uno stabilimento in Giappone o nel Nord Europa.

Il fabbisogno che giustifica l’investimento viene da lontano. A marzo 2024 il rapporto “Beyond 2030” del National Energy System Operator, il piano di rete noto anche come transitional Centralised Strategic Network Plan 2, ha raccomandato un collegamento Shetland 2 per rinforzare la dorsale elettrica tra le isole e la terraferma scozzese. Il primo link HVDC — Shetland 1 — è già operativo, ma l’espansione dell’eolico offshore nelle acque a nord della Scozia richiede capacità aggiuntiva. Avere una fabbrica locale non è una bandierina di reindustrializzazione: significa accorciare la catena logistica, ridurre i tempi di trasporto di bobine da centinaia di tonnellate l’una, e mettere in mano a un operatore britannico la manutenzione e le eventuali giunzioni di riparazione senza dipendere da forniture extra-UE. Ma la fabbrica da sola non basta: il vero banco di prova è la partita competitiva che si sta giocando intorno ai cavi della rete scozzese.

Il duello dei cavi: Sumitomo-Van Oord contro NKT

La posta in gioco si misura in miliardi e in anni di fornitura. Mentre Sumitomo e Van Oord blindano l’accordo quadro per Shetland 2, il danese NKT ha già messo a segno contratti definitivi per due collegamenti HVDC in Scozia, con un valore combinato di circa 2 miliardi di euro entrati nell’order backlog della divisione alta tensione. Non si tratta di forniture spot, ma di commesse pluriennali che coprono progettazione, produzione e installazione di sistemi completi a 525 kV. NKT ha dalla sua l’esperienza consolidata con i gestori di rete del Mare del Nord; Sumitomo e Van Oord rispondono con una strategia di ancoraggio territoriale: impianto produttivo in loco e partnership con un installatore — Van Oord — attivo nel Regno Unito da oltre un secolo, come ricorda Maurits den Broeder, Managing Director Offshore Energy di Van Oord.

La mossa che allinea i due sfidanti dentro la stessa arena è entrata nel quadro dei contraenti di SSEN Transmission già a luglio 2023, quando l’operatore scozzese confermò che Sumitomo e Van Oord Offshore Wind UK erano stati selezionati per entrare nel Framework of Contractors, lo strumento di prequalifica che abilita alla gara per i futuri progetti di cavi sottomarini, accanto allo stesso NKT. Oggi quel quadro si traduce in un accordo di lungo periodo che non assegna ancora un ordine vincolante, ma che riserva capacità produttiva e navi posacavi per il momento in cui Shetland 2 riceverà il via libera finale. È un segnale di presidio del territorio: chi ha lo stabilimento e la nave disponibili quando parte la commessa si prende il progetto; chi deve importare cavo da Karlskrona o da Osaka parte con un handicap di tempi e costi di mobilitazione.

In cantiere: cosa cambia per chi posa e gestisce

Dal tavolo delle firme al cantiere, la differenza la faranno le squadre che materialmente produrranno e poseranno i cavi. L’investimento nell’impianto di Nigg — oltre 350 milioni di sterline — dovrebbe generare più di 650 posti di lavoro tra diretti e indiretti una volta a regime. Numeri che salgono a 670 quando si sommano le attività di installazione, trasporto e servizi collegati all’esecuzione del solo progetto Shetland 2. Non sono cifre astratte: significano tecnici specializzati nell’estrusione dell’XLPE, giuntisti in camera bianca per i collegamenti in fabbrica e a bordo nave, equipaggi per le unità posacavi che dovranno operare nelle acque agitate a nord delle Shetland.

Sul piano tecnico, produrre cavi HVDC da 525 kV richiede una torre di estrusione verticale continua, capace di depositare l’isolante attorno al conduttore in un unico passaggio senza interruzioni che creerebbero punti di debolezza dielettrica. La qualità del processo determina l’affidabilità del collegamento per decenni: un difetto di isolamento su un cavo posato a centinaia di metri di profondità significa fermare la linea per settimane e mobilitare navi specializzate per la riparazione. La scelta di localizzare questa catena a Nigg risponde anche a un’esigenza di controllo: avere la fabbrica a poche ore di navigazione dai tracciati sottomarini previsti accorcia i cicli di feedback tra produzione, test in fabbrica e installazione.

Resta una domanda aperta, e non è retorica: la capacità produttiva installata sarà sufficiente a rispettare le tempistiche di un progetto che il NESO ha mappato con orizzonte 2030? Perché qui non si tratta solo di cavi. Servono navi posacavi con tensioner e caroselli dimensionati per bobine di diverse migliaia di tonnellate, stazioni di conversione a entrambe le estremità, e soprattutto un tracciato marino autorizzato con tutte le indagini geofisiche e archeologiche completate. L’accordo quadro copre a monte la fornitura e la posa, ma il percorso autorizzativo di Shetland 2 è ancora in fase istruttoria.

Shetland 2 non è un cavo in più nella rete scozzese: è il banco di prova per una supply chain britannica dei collegamenti HVDC. La fabbrica di Nigg, l’accordo quadro con Van Oord e Sumitomo, il confronto competitivo con NKT disegnano un ecosistema in cui chi firma oggi l’impegno pluriennale si troverà domani a dettare tempi e qualità dell’intera maglia offshore che collegherà i parchi eolici del Nord della Scozia alla terraferma. La partita industriale è aperta.