Il 58% del consumo da fonti pulite non basta ad abbassare i prezzi per le famiglie

Otto virgola tre gigawatt di nuova capacità fotovoltaica lorda in sei mesi. È il numero che da solo racconta l’accelerazione tedesca. Secondo il rapporto semestrale pubblicato dalla BDEW nei giorni scorsi, le energie rinnovabili hanno coperto il 58% del consumo elettrico nazionale tra gennaio e giugno 2026 — un valore che supera di oltre due punti percentuali il 55,8% registrato nell’intero 2025. Eppure, mentre i pannelli invadono tetti e terreni agricoli a ritmi mai visti, le famiglie tedesche continuano a pagare l’elettricità circa un terzo in più della media europea. Come convivono questi due estremi?

L’accelerazione solare: numeri da primato

Il dato degli 8,3 GW installati nel primo semestre 2026 non è solo un record assoluto: schiaccia anche i 7,8 GW dello stesso periodo del 2025, che già rappresentavano un primato. La crescita del solare fotovoltaico in Germania sta seguendo una traiettoria che ha pochi equivalenti in Europa. Già lo scorso anno, secondo un’analisi di Clean Energy Wire, la produzione solare tedesca era aumentata del 18,7% rispetto al 2024, con oltre 17 GW di nuova capacità connessa alla rete in dodici mesi. Numeri che collocano la Germania in una posizione di assoluto dominio continentale: stando ai dati raccolti da Ember, nel 2025 il Paese ha generato più elettricità da eolico e solare di qualsiasi altro Stato membro dell’UE, rappresentando da solo più di un quarto della produzione totale del blocco su queste due fonti.

La curva è ancora più impressionante se si allarga lo sguardo. Quando nell’aprile del 2000 entrò in vigore l’Erneuerbare-Energien-Gesetz, la legge che avrebbe ridisegnato il sistema elettrico tedesco, eolico e solare insieme non arrivavano al 2% della generazione nazionale. Venticinque anni dopo, nel 2025, quella quota ha sfiorato il 45%. Il primo semestre 2026 segna un’ulteriore spallata: il 58% di copertura del consumo — non della sola generazione — significa che per quasi sei ore su dieci, mediamente, la Germania si è alimentata con fonti pulite. Ma la media nasconde dettagli scomodi.

Il paradosso dei costi: bolletta record, malgrado il sole

Il prezzo dell’elettricità per le famiglie tedesche resta tra i più alti d’Europa. Un’inchiesta di Euronews pubblicata lo scorso giugno ha quantificato il divario: le famiglie pagano circa un terzo in più rispetto alla media UE. Non è una novità — la Germania guida questa classifica da anni — ma il contrasto con il record di rinnovabili rende il paradosso più visibile che mai. La spiegazione tecnica sta nella struttura della bolletta: una quota rilevante è composta da oneri di rete, tasse e, soprattutto, dal meccanismo di sostegno alle rinnovabili finanziato attraverso il sovrapprezzo EEG, che per vent’anni ha garantito tariffe fisse ai produttori scaricando il costo sui consumatori.

C’è poi un’altra crepa nell’edificio delle rinnovabili tedesche: la vulnerabilità idroelettrica. Lo stesso rapporto BDEW che celebra il 58% segnala un calo del 7,7% nella produzione da idroelettrico rispetto allo stesso periodo del 2025, effetto diretto delle scarse precipitazioni. È il promemoria che nemmeno un parco solare da decine di gigawatt può compensare del tutto l’instabilità di una fonte dipendente dal meteo. Il fotovoltaico tedesco produce al massimo della potenza nelle ore centrali delle giornate estive; di notte e d’inverno, il sistema deve comunque appoggiarsi a qualcos’altro — storicamente carbone e gas, oggi sempre più batterie e interconnessioni, ma con costi di gestione che restano elevati.

La tensione tra capacità installata e costo al chilowattora non è un difetto di gioventù: è il trade-off strutturale di un sistema che ha scelto di crescere prima in volume e solo dopo in efficienza economica. Gli 8,3 GW del primo semestre 2026 sono perlopiù impianti su tetto e a terra connessi in regime di tariffa incentivata o venduti sul mercato all’ingrosso, dove il prezzo all’ora di punta solare è in caduta libera — il cosiddetto effetto cannibalizzazione. Più sole c’è, meno vale l’elettricità prodotta. Ma i costi fissi di rete, gli squilibri geografici tra produzione al nord e consumo al sud, e le infrastrutture di trasmissione da potenziare restano voci che qualcuno deve pagare. E quel qualcuno, per ora, è ancora il consumatore domestico.

L’eredità dell’EEG e il futuro della transizione

Dietro ogni record c’è una legislazione. L’Erneuerbare-Energien-Gesetz, entrato in vigore il 1° aprile 2000, fu il primo meccanismo su larga scala a garantire una tariffa feed-in fissa per vent’anni a chiunque installasse pannelli o turbine. L’idea — pagare la differenza tra il costo di produzione e il prezzo di mercato con un prelievo in bolletta — ha funzionato come leva di mercato: ha creato una domanda stabile per i produttori di moduli, ha fatto nascere una filiera di installatori qualificati e ha trasformato la Germania nel più grande laboratorio energetico d’Europa. Il passaggio da meno del 2% a quasi il 45% di eolico e solare tra il 2000 e il 2025, certificato dai dati Ember, è il risultato diretto di quella scelta.

Ma il conto, ventisei anni dopo, è arrivato. Il meccanismo dell’EEG ha progressivamente perso sostenibilità finanziaria, spingendo il governo a riformarlo più volte — l’ultima delle quali ha spostato il finanziamento delle rinnovabili sulla fiscalità generale per alleggerire la bolletta, senza però invertire la tendenza dei prezzi al consumo. Oggi il settore si trova davanti a una doppia sfida: integrare quantità sempre maggiori di generazione intermittente senza far collassare la rete e, allo stesso tempo, rendere il costo dell’energia socialmente sopportabile. Gli 8,3 GW di nuovo fotovoltaico del primo semestre 2026 sono un risultato ingegneristico notevole, ma pongono anche una domanda pratica: chi assorbirà quella potenza nelle ore di picco, e a quale prezzo?

La Germania ha dimostrato che la transizione è tecnicamente possibile. Ora deve dimostrare che è anche socialmente equa. La prossima frontiera non si misura in gigawatt, ma in centesimi di euro al chilowattora.